Bosio ufficiNegli edifici costruiti o ristrutturati secondo criteri di elevata efficienza energetica, la domotica rappresenta un elemento di ulteriore pregio. Ma la realizzazione di un impianto secondo lo schema classico – ossia una o più centraline che si interfacciano con degli attuatori – può incontrare degli ostacoli dettati dalle caratteristiche peculiari del contesto in cui si dovrà intervenire.

Un piccolo prefabbricato a destinazione industriale situato alla periferia di Rovato, a pochi chilometri da Brescia, ospita gli uffici di un’agenzia di rappresentanza di prodotti per l’edilizia. Questi locali hanno due importanti caratteristiche. Nel 2013 sono stati certificati dal Passive House Institute Italia come “prima riqualificazione di porzione d’immobile a consumo ‘quasi zero’ d’Italia”, nonché dal Comune di Rovato come primo immobile certificato A+ della città. La superficie utilizzabile è di circa 110 metri quadri e suddivisa in 3 vani che si affacciano su un terrazzo. Angelo Bosio intendeva trasformarli in una sorta di showroom che permettesse ai clienti di sperimentare in prima persona le performance dei materiali per l’edilizia che normalmente promuove presso imprese e studi tecnici.

Un problema da risolvere

Grazie a specifiche tecnologie per l’isolamento, si è pensato di realizzare una barriera termica, realizzata con nastri sigillanti, sistemata nell’involucro dell’edificio. Quando si è passati alla valutazione dell’impianto elettrico, il titolare della Bosio Rappresentanze si è trovato davanti a un bivio. “I tecnici di Informatica Lombarda, che hanno realizzato i sistemi IST, mi hanno subito consigliato la domotica. Da profano, la consideravo un costoso optional di difficile utilizzo. Mi sono subito ricreduto”, testimonia quest’ultimo. Le performance in termini termici hanno mostrato però il rovescio della medaglia: la delicatezza della barriera appositamente realizzata. Di fatto, non sarebbe stato possibile realizzare le tracce e incassare le scatole di derivazione in luoghi diversi da quelli previsti dal progetto. Perforando lo strato isolante, se ne sarebbe annullata l’efficacia.

Primo problema, i punti “forabili”

Sebbene i punti forabili fossero già stati individuati, in un primo momento si era pensato di sovrapporre alle pareti alcune intercapedini in cartongesso, dallo spessore di 60 millimetri, affinché fossero liberamente forabili. L’idea è stata messa da parte in quanto avrebbero sottratto molto spazio utile. Piuttosto, il problema è stato risolto optando per pulsantiere wireless che gestissero tutte le utenze, dalle luci ai serramenti, spiega il system integrator Fulvio Vittorio Baresi.

Secondo problema, la scelta dei corpi illuminanti

Reperire dei led dimmerabili ha richiesto molto tempo, con conseguente allungamento dei tempi di chiusura del cantiere. La maggior parte del lavoro per la parte elettrica ha richiesto un mese; la consegna definitiva è avvenuta dopo 6 mesi di lavori complessivi.

La soluzione innovativa

Informatica Lombarda ha installato un server denominato Ergo, che i suoi tecnici hanno progettato e sviluppato nell’ottica della massima integrazione con qualsiasi dispositivo KNX presente sul mercato. Rispetto alla configurazione classica – ossia centralina touch installata a parete, cavo bus e moduli attuatori quanto bastano – il centro di comando è un piccolo apparecchio che, di fatto, funge da interfaccia tra due diversi protocolli: KNX e IP. Un solo server adeguatamente programmato è in grado di svolgere il lavoro di due o più centrali dedicate. Il tutto si traduce nella possibilità di praticare prezzi più accessibili al cliente finale.

Cosa cambia per l’installatore

Dal punto di vista tecnico, un intervento di questo tipo non lo obbliga a effettuare opere murarie invasive. Gli basterà portare il cavo KNX anche attraverso le tracce già esistenti e individuare un luogo – qui è stato scelto un rack – in cui posizionare il server. Aggiungendo dei moduli attuatori ai pulsanti già installati a muro, potrà riconvertirli alle necessità della domotica. E dove il cavo non passa, né potrà mai arrivare per vincoli oggettivi o richiesta specifica, potrà sempre utilizzare dei comandi wi-fi. Le vere centraline di comando diventano smartphone e il tablet: anch’essi sono dispositivi “touch”, ma sono familiari a una quota di popolazione in costante aumento.

Logica differente

“I sistemi proprietari non hanno permesso alla domotica di decollare come avrebbe meritato. L’apertura del KNX, al contrario, permette di soddisfare al meglio le esigenze particolari del cliente. Pensare che quest’ultimo debba ancora alzarsi dal divano o dalla sedia per rispondere al citofono è un retaggio del passato: la tecnologia attuale gli permette di fare tutto con lo stesso dispositivo che già utilizza per comunicare e navigare in internet. Abbiamo progettato Ergo proprio in funzione di questo tipo di utilizzo. Nel caso specifico, Angelo Bosio visualizza la planimetria degli uffici direttamente dal suo iPad e, sfiorando le aree che gli interessano, accede intuitivamente a tutte le funzioni disponibili”, spiega Baresi, che intende sviluppare un’interfaccia Ergo anche per Android.

Tutto connesso

Sono state collegate al server domotico tutte le utenze possibili: sistema di videocitofonia e di ICT, i dispositivi di telecomunicazione fissa e mobile Asterisk, l’installazione fotovoltaica presente sulla copertura, l’impianto audio multiroom, i 30 corpi illuminanti LED e l’impianto idraulico. “Il cliente desiderava massimizzare l’efficienza degli uffici per ‘sintonizzarlo’ con le esigenze del suo stesso lavoro. Noi abbiamo offerto una testimonianza concreta circa il fatto che la domotica non comporti complessità e costi elevati. Oltretutto, l’efficientamento energetico è l’unica opportunità che l’attuale mercato edile presenta: circa il 97 per cento degli immobili avrà bisogno di interventi anche sull’impianto elettrico”, prosegue il system integrator.

Dal particolare al generale

Ma lo schema seguito negli uffici della Bosio Rappresentanze è replicabile anche in contesti molto più ordinari, come l’appartamento della proverbiale signora Maria? “Anche in questo caso si sfrutteranno tracce, le scatole e derivazioni già esistenti, aggiungendo il server in qualsiasi posto, e gli attuatori domotici necessari. In altre parole, non occorre metterle a soqquadro l’abitazione”, risponde Baresi. Il cliente è soddisfatto e promuove la scelta a pieni voti. “Se dovessi effettuare un’altra ristrutturazione, non potrei fare a meno della domotica. La considero importante come l’impianto idraulico e i rivestimenti e, anzi, di più: mi permette di riorganizzare gli spazi secondo i miei desideri e, qualora decidessi di rivendere i locali, questi avranno acquisito un valore maggiore”. (articolo di Stefano Troilo).

1 commento

  1. Ho trovato questo articolo molto interessante. Avete centrato il bersaglio della “signora Maria”.
    A nostro parere è a questo che si deve puntare per migliorare il nostro tenore:
    1) facilitare “l’uso della casa” per coloro che, per motivi di età o altro, mostrano difficoltà motorie
    2) velocizzare, rendendo dinamici, le azioni nei luoghi di lavoro.
    ..e tanto altro ancora.

    Complimenti per il vostro lavoro

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