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Crediti formativi: cultura o mercificazione?

foto1di Domenico Trisciuoglio

Sono arrivati, in maniera prorompente ormai anche per noi tecnici, ingegneri, architetti, geometri ed altre categorie i “famosi” Crediti Formativi che dovrebbero garantire la professionalità e la preparazione aggiornata di ogni tipologia di tecnico.

È evidente che questa riforma, partita già da anni e che solo da un po’ sta effettivamente prendendo corpo, rappresenta una importante pietra miliare nella specifica voce dell’aggiornamento professionale. Specialmente con l’avvento e con lo sviluppo esponenziale delle nuove tecnologie, qualsiasi tecnico deve essere costantemente aggiornato per restare al passo con i tempi. Quindi sia chiaro che, sia personalmente che in qualità di direttore di una rivista tecnica che promuove l’utilizzo di nuove tecnologie, il mio parere è assolutamente positivo e favorevole all’aggiornamento.

Tuttavia richiamo l’attenzione dei nostri lettori sulla autorevolezza degli organismi preposti alla concessione dei Crediti Formativi e sulla adeguatezza di taluni corsi che, preventivamente autorizzati, concedono tali Crediti. Mi preme sottolineare che non ci si trova davanti a un uditorio che deve imparare da zero, come potrebbero essere universitari del primo anno, bensì professionisti che lavorano nel loro settore, in campo, da oltre 30 anni e che sottraggono tempo e attenzione al proprio sudatissimo lavoro per “aggiornarsi” cioè per conoscere qualcosa di nuovo del loro mestiere e non per sentirsi ripetere stereotipati concetti che applicano ormai da tanti anni quotidianamente nelle loro professioni.

È lecito dunque richiedere e pretendere dagli organismi preposti un esame attento dei contenuti dei corsi, onde evitare che gli stessi diventino solo, per i docenti, un comodo (e spesso retribuito) rifugio all’imperante mancanza di lavoro dell’attuale asfittico mercato e per i discenti una mera perdita di tempo o, nella peggiore delle ipotesi, un modo per evitare di andare al lavoro!

 

 

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4 Commenti

  1. Buongiorno, ottimo titolo! Direi che è una situazione “aberrante” (parte da un concetto giusto ma giunge a una conclusione errata). Noi professionisti ci siamo sempre aggiornati, è vitale, ne va della nostra sopravvivenza lavorativa ed è anche una garanzia per i committenti.
    Oggi lo sviluppo tecnologico ha anche una velocità eccezionale, ma con i mezzi a disposizione possiamo aggiornarci anche dal nostro studio professionale. Personalmente, come Perito ho sempre partecipato alla formazione, dal 2004 in poi (all’inizio era facoltativa? poi dal 2014 obbligatoria) superando sempre i minimi crediti richiesti (raggiungendo anche il doppio o più).
    Ovviamente i “nostri” azionisti di maggioranza (dai governi agli ordini e collegi ecc) hanno “annusato” il businnes e non se lo sono fatto scappare. Concludo: lo hanno fatto diventare una mercificazione.

  2. Credo sia solo un modo per lucrare su di una esigenza/obbligo da parte di associazioni, sindacati, enti di formazione creati per l’occasione.
    Ritengo molto più utili le informazioni fornite gratuitamente dalle aziende per promuovere i loro prodotti. Sarà ovviamente l’esperienza del professionista a far scegliere sulla base del rapporto qualità/prezzo.

  3. Rimane poco da pensare; questa situazione è voluta e fa comodo a qualcuno che lucra sulla mancanza di aggregazione fra lavoratori autonomi dello stesso settore con le stesse esigenze sia organizzative che produttive e di riconoscimento del proprio livello professionale.
    L’importante è la carta firmata, (perchè regala stipendi a una massa di persone improduttive, oltre che poco preparate, protette da una scrivania) non importa da chi e da quale paese arrivi, più o meno attendibili. Sicuramente se si continua con queste strategie del “tira a campare”, stante le problematiche economiche globali, nazionali e di rappresentanza amministrativa, dubito si possa incrementare, ma anche solo salvare la nostra preparazione attuale. Molti hanno abbandonato e parecchi a breve abbandoneranno il settore.

  4. Il professionista ha la possibilità di scegliere il metodo ed il modo per apprendere o aggiornarsi. Purtroppo osservo, in alcuni colleghi e spesso anche in me stesso, l’incapacità di pensare il proprio progetto formativo, demandando ad altri tale compito e saltando qui e là per seguire corsi e convegni a secondo dei crediti ottenibili. Perché perdere l’occasione di acquisire una nuova competenza, o approfondire competenze già conquistate sul campo?
    Sul sistema dei crediti formativi non nutro particolare simpatia. E nemmeno per il sistema di mantenimento dei requisiti per i professionisti abilitati prevenzione incendi. Avrei preferito in entrambi i casi essere esaminato periodicamente e promosso se preparato, bocciato se impreparato o magari rimandato.

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