fulmineLa Guida CEI 81-2, in vigore dal marzo 2013, è destinata a tecnici specializzati in collaudi e misure, ma è di grande interesse per tutti gli elettrotecnici  addetti ai lavori di realizzazione e progettazione dei sistemi di protezione contro le scariche atmosferiche; è anche un monito contro il “fai da te”, che in questo settore è indubbiamente fuorilegge

di Riccardo Bellocchio

La normativa riguardante gli impianti di parafulmine, che prima degli anni ‘90 era tipicamente nazionale, è stata sostituita da un corpo norme armonizzato a livello europeo di mole e complessità notevole, dove il concetto primordiale della gabbia di Faraday è rimasto valido.

Attorno a tale concetto si sono affinate tecniche molto sofisticate che occupano volumi dell’ordine del migliaio di pagine, rendendo arduo ogni tentativo di sintesi. In effetti la Guida in oggetto può essere vista sotto questo aspetto e perciò va studiata in profondità dagli specialisti e letta come informazione preliminare dagli altri lettori.

Si deve rimarcare che l’obbligo di installazione del parafulmine o di altri dispositivi che riducono in limiti tollerabili il rischio è circoscritto a soli tre casi:

1. pericolo di vita per le persone;

2. rischio di perdita di importate servizio pubblico;

3. rischio di perdita di inalienabile di patrimonio artistico o storico.

Il rischio di perdita economica sovente è ingente ma non rientra negli obblighi di legge. Tuttavia un impianto di parafulmine non realizzato a perfetta regola d’arte può causare un aumento di rischio: si pensi, ad esempio a una calata interrotta o soggetta a tale rischio per carenza si dimensionamento o, peggio, a un carente dispersore di terra che provoca pericolose sovratensioni impulsive  sulle masse metalliche della struttura. Non sono pericolosi solo gli errori di dimensionamento o di posa in opera ma anche quelli di carente manutenzione

Campi di applicazione e definizioni

La guida si applica sia alle misure di protezione che ai dispositivi funzionali. Si evidenzia una corrispondenza  applicativa tra le procedure tecniche qui ricordate e quelle richiamate nella Norma CEI 0-14, riferite al DPR 462 dell’ottobre 2001:

– sono soggette a denuncia le strutture metalliche e i camini industriali secondo le indicazioni CEI 81-1 e CEI 81-4;

– per quanto concerne gli impianti di messa a terra e di protezione dalle scariche atmosferiche, i dubbi, prima esistenti, sono ora superati  da quanto prescritto dalla nuova Guida.

Alle definizioni generali  contenute nella Norma CEI 81-10 la Guida ne aggiunge altre 19 specifiche. Fra queste si menzionano le seguenti:

– esame ordinario: accertamento solo a vista (cioè senza l’uso di utensili) di componenti con carenze evidenti (ad esempio, involucri rotti, coperchi mancanti, viti allentate o mancanti);

– esame approfondito: operazione che si aggiunge alla precedente per verificare difetti interni;

– prove: operazioni da effettuare per accertare l’efficacia, l’idoneità e il mantenimento dei livelli di sicurezza;

– rapporto di verifica: documento che registra gli esiti dei controlli effettuati;

– valutazione del rischio dovuto al fulmine, in genere predeterminata, indispensabile per la scelta delle misure di protezione;

– verifica straordinaria: verifica non iniziale, né periodica e neppure manutentiva (cioè fuori programma)conseguente a casi particolari (richiesta del responsabile della gestione, degli ispettori o conseguente a manutenzione straordinaria.

Per leggere correttamente  alcuni documenti citati in questa recensione è opportuno ricordare il significato delle seguenti sigle:

– SPD (acronimo di Surge Protective Devices), sono limitatori di sovratensione;

– LPC (acronimo di Lightning Protection Components), sono componenti di connessione dei parafulmini;

– LPS (acronimo di Lightning Protection System); sistema di protezione contro I fulmini.

Leggi e norme di riferimento

Prendendo in considerazione solo le regole principali entrate in vigore dopo gli anni ‘90, si segnalano alcune, tra le19 riportate dalla Guida:

– D.M. 22 gennaio 2008 n.37: regolamento riguardante le norme antinfortunistiche;

– D.Lgs 8 aprile 2008, n. 81: tutela della salute nei luoghi di lavoro;

– CEI EN 62305-1 (CEI 81-10/1) Protezione  contro i fulmini. Principi generali;

– CEI EN 62305-2 (CEI 81-10/2) Protezione  contro i fulmini; valutazione del rischio;

– CEI EN 62305-3 (CEI 81-10/3) Protezione  contro i fulmini; danno materiale per le persone;

– CEI EN 62305-4 (CEI 81-10/4) Protezione  contro i fulmini; impianti elettrici ed elettronici nelle strutture;

– CEI EN 50164-1 (CEI 81-5) Protezione  contro i fulmini; PLC Prescrizione per i componenti di connessione;

– CEI EN 50164-2 (CEI 81-15) Protezione  contro i fulmini; PLC Prescrizione per i conduttori di terra.

Determinazione della periodicità delle verifiche

La frequenza con la quale si devono eseguire le verifiche delle misure di protezione contro i fulmini è correlata con le caratteristiche della struttura da proteggere ed è indicata dalla normativa:

– La conformità al documento di valutazione del rischio negli ambienti di lavoro deve essere valutata secondo le indicazioni del D.Lgs 81/08 (CEI 81-10/2);

– negli altri casi valgono le norme CEI 81-10 /3;

– la periodicità  può essere fissata del tecnico che ha preparato il documento di valutazione del rischio,   solo a condizioni più restrittive di quelle obbligatorie.

La valutazione della periodicità dovrebbe tener conto anche degli episodi noti di fulminazione diretta (vedere, se disponibili, i valori statistici locali del numero di fulmini a terra per anno e per chilometro quadrato).

Nelle tabelle 1 e 2 sono indicati gli intervalli stabiliti fra due verifiche successive.

Cattura2

 

 

 

tab.2JPG

 

 

 

 

 

 

In presenza di LPS si deve tener conto soprattutto dei fattori ambientali che influenzano la vita probabile dei componenti quali, ad esempio:

– presenza di atmosfere corrosive;

– ambiente marino (presenza di cloruro di sodio nell’aria);

– edifici soggetti a vibrazioni perché ospitano macchine;

– presenza di liquami organici o fertilizzanti in ambiente agricolo;

– zone industrializzate con atmosfere inquinanti (in particolare biossido di zolfo);

– tipo di materiale impiegato

La durata dei componenti è influenzata anche dal tipo di lavorazione alla quale sono stati sottoposti e dalla superficie di ancoraggio (se è soggetta a cedimenti i componenti sono ad alto rischio di rottura).

I componenti interrati (dispersori) in terreni a bassa resistività sono solo apparentemente avvantaggiati; in realtà la resistenza di terra è più bassa, ma  la corrosione è maggiore rispetto ai terreni sassosi. A tal proposito si deve ricordare che nel dispersore di correnti di fulmine è più importante la tenuta allo choc termico della bassa resistenza del terreno.

Questa tipologia è considerata più pericolosa di quella della tabella 1 e perciò la frequenza delle verifiche è raddoppiata.

Dopo ogni fulminazione si consiglia la verifica degli SPD.

Gli SPD sono componenti che possono guastarsi anche per sovratensoni dovute alla rete.

La norma riporta anche la tabella 2c , riferita alla protezione contro gli impulsi elettromagnetici (LEMP) che  equivale quasi completamente alla suddetta (esclusi gli schermi magnetici e l’equipotenzialità che richiedono frequenze più basse (12 invece di 6 mesi).

La trattazione delle frequenze di verifica, che occupa una parte notevole della Guida, si conclude con la  tabella 3 riguardante le restanti misure dei componenti con LPS.

tab.3

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here